Skaccianoci
venerdì, novembre 2nd, 2007Posted in Concorsi Design, Esami, Grafica 3D, Immagini, Passioni consolidate | No Comments »
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Corso di Storia delle comunicazioni Visive 30/30 lode.
La mia prima animazione. (senza renderizzare frame per frame esportavo direttamente in .avi!! e la mappatura?!).
Il visibile è lo “sfondo” su cui ogni opera d’arte figurativa mette in forma le sue immagini, ma non tutto ciò che è contenuto in un’opera d’arte è visibile!
All’inizio del filmato una farfalla entra in scena da sinistra e la telecamera comincia a seguirla nel suo volo. Vuole apparire come una farfalla vera in un documentario, ma la mia è un’opera digitale. E’una simulazione 3d. Non è una semplice ripresa e dietro a questo filmato vi è una complessa costruzione di una scena virtuale. Il ponte, il cielo, l’acqua, sono un’immagine bidimensionale proiettata su un parallelepipedo che fa da sfondo, una struttura necessaria solo nel mondo virtuale del programma che genera l’animazione. La farfalla è un modello 3d che ho animato e al quale ho dato un percorso da seguire. La sua vita inizia al fotogramma 1 e finisce al fotogramma 350 sempre e solo nella scena virtuale. Ma forse qualcuno l’ha scambiata per vera. E ciò è allarmante. Questo perché il mondo è totalmente trasformato in un insieme d’immagini precostituite e VEICOLATE dai media e completamente dominato dall’occhio, dal rapido consumo di uno sguardo! Nella scena virtuale che ho organizzato due telecamere catturano solo quello che voglio dando così una visione forzata e veicolata (costringo le telecamere persino lungo dei percorsi!) che genera un’illusione, un inganno.
Il risultato è così una visione schiacciata che simula la realtà e il computer diventa un’estensione dei nostri sensi: le immagini del mondo reale non vengono forse schiacciate sulla retina per essere comprese dal nostro cervello? I ricettori della retina (coni e bastoncelli) formano un piano bidimensionale! Il computer nel creare l’output, l’animazione, ci fornisce lo stesso stimolo, qualcosa di schiacciato, di già pronto per il nostro sistema occhio-cervello. E subito siamo tratti in inganno. Le protesi tecno-scientifiche modificano la natura stessa della visibilità e nello stesso tempo la riconducono all’illusione di una realtà. Quanto può essere pericoloso questo inganno? A volte è piacere, basti pensare agli effetti speciali del cinema che tanto ci affascinano, a volte è la distorsione della verità, basti pensare agli organi di informazione (telegiornali, stampa..) che ci trasmettono un resoconto “filtrato” dei fatti. Quindi non tutto quello che è visibile è vero e il mio filmato vuole essere una sorta di allarme. Ecco il perché della seconda parte del lavoro; tra il cinguettio degli uccelli e il rumore dell’acqua, ad un tratto, si ode una voce estranea e fredda: “incoming impact”; avverte l’osservatore che sta per prendere consapevolezza dell’inganno. Una rivoluzione della seconda telecamera porta la verità. E ciò avviene grazie al computer stesso il quale è obbligato a rivolgere la telecamera sul suo mondo fittizio, sulla scena fasulla che ho impostato; solo il computer ha reso visibile ciò che ai nostri occhi non era possibile percepire. Per enfatizzare la realtà digitale che emerge nella seconda parte del filmato ho “mappato” l’ambiente con il codice caratteristico del film “The Matrix”. Ciò fa capire come gli oggetti della scena siano operazioni del computer, una realtà falsa,o meglio vera ma solo nella scena virtuale.
Ho scelto questo film perché estremizza l’inganno della realtà digitale, un inganno dato dal sopravvento delle macchine e che nasconde lo stato di prigionia e di sfruttamento degli uomini.
Il percorso “circuitativo” della telecamera che permette l’inquadramento dell’interiorità del computer vuole esprimere la libertà e l’autorità che ancora possediamo nei confronti di questi strumenti.
Nella parte finale avviene un’esplosione atomica della farfalla. Il suo corpo si scompone in unità fondamentali e irriducibili e quelli che erano atomi che costituivano la sua materia ingannevole tornano ad essere codice digitale che costituisce l’unità fondamentale e irriducibile del calcolatore.
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